| Delitto all'ora del tè - 1 aprile 2006 - Castello di Cortanze
Michele è stato un investigatore della squadra Sherlock Holmes, che a fine serata non è riuscito a far emergere le sue - presunte - qualità da detective ma nel contempo ha messo a frutto la sua bravura di romanziere. Riportiamo qui parte di quella che è stata la sua "visione" della nostra serata.
Non abbiamo trascritto tutta la sua creazione per non essere censurati dalla buoncostume e soprattutto per non rivelare troppo della trama del giallo ma quanto segue è sufficiente a dare un'idea... della follia dei partecipanti di queste serate!
"Il Castello di Cortanze, lungi dall'essere un albergo-ristorante come recita la locandina della serata, in realtà non è altro che una casa di cura per malati mentali. La ratio di tale finzione è elementare: far credere agli internati nello pseudo manicomio di essere in realtà ospiti della struttura alberghiera, al fine di controllarli meglio nelle loro manifestazioni di follia. E' molto facile dimostrarlo, basta osservare uno ad uno i protagonisti della farsa odierna.
Zanti (il simpaticissimo Evans nella vita di tutti i giorni) è un noto maniaco sessuale italo-americano (con la perversione di titillarsi continuamente i capezzoli con sguardo lascivo, vedasi foto, mentre gli vengono poste le domande investigative!), infatti la professione che millanta sulla scheda distribuita a tutti all'arrivo recita "ricercatore di FI(si)CA"...

La Castellucci (la mitica Anna) è la lungodegente del gruppo essendo ricoverata, a suo dire, da ben 5 anni nella casa di cura "Il castello di Cortanze": infatti non ha ancora risolto i suoi problemi di voyeur maniaco-depressiva, che la portano ad impicciarsi continuamente nei fatti altrui, vedendovi per giunta trame e complotti a suo danno.
Il truce Pavlov (alias Massimo), affetto da schizofrenia, ha cambiato cognome in onore del grande scienziato russo, padre della teoria del riflesso condizionato: dopo averlo lungamente studiato, infatti, ora si crede un pastore tedesco e inizia a salivare incontrollabilmente ogniqualvolta viene accesa una lampadina.

Sandrine (Daniela nella vita reale), l'enigmatica no-global, è un'esaltata affetta da manie di grandezza e protagonismo (una delle sue fantasie più bizzarre le fa credere che il fratello sia morto in Africa, a causa dell'esplosione di una mina antiuomo mentre stava defecando dietro un cespuglio!).
Shirley (detta Nika dagli amici), detta "Tromber" dalle amiche, è una nota ninfomane londinese, che arriverebbe a fare di tutto pur di possedere in esclusiva l'oggetto del suo amore.
L'ispettore PETIpuà (il grande Gianluca), a causa del suo nome (che etimologicamente deriva da PETI = scuregge e PUAH = esclamazione di schifo presa dai fumetti) soffre di meteorismo e combatte il problema con ripetuti colpi di tosse che, nelle sue intenzioni, dovrebbero mascherare le flatulenze. Per darsi un tono ed ottenere un po' di rispetto, si presenta come Ispettore di Polizia di Montechiaro.
Infine la Pellissetti è un'oligofrenica con personalità multipla (possiede uno svariato numero di identità, tutte corredate da documenti falsi riprodotti a regola d'arte e conservati in una valigia) con la perversione di essere vittima di atti di necrofilia. Ciò la porta quotidianamente ad assumere posizioni provocanti a letto fingendosi morta.
A questo punto vi chiederete: "si, vabbè, ma quelle altre 48 persone, tutte munite di un cartellino identificativo, che popolano il castello, ossia noi, cosa rappresenteremmo?" anche in questo caso "è elementare (come mi si impone di dire, facendo parte della squadra S. Holmes... a proposito, perchè lo avranno scritto in questa maniera? avevano paura di sbagliare a scrivere "Sherlock"?! oppure si riferivano ad un Santo, Sant'Holmes appunto, che, in vita, ha molto peccato, facendo però felici migliaia di donne, e proprio per questo motivo è stato da poco beatificato? Ah, no, quello si chiamava John...): noi, altro non siamo che gli infermieri della struttura e siamo in così gran numero a causa della pericolosità dei degenti.
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